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Ldenominazione (Congregazione del Porto e Riporto di Maria SS. Immacolata) deriva dal fatto che gli iscritti (confrati) si impegnano a "portare - a spalla - il Simulacro della nostra Signora Immacolata per le vie cittadine in trionfo e riportarla nella Basilica di San Francesco d'Assisi"
I Confrati si occupano all'uopo di tutte le argomentazioni di carattere strutturale che determinano l'effettuazione di festeggiamenti ecclesiastici.
Ecco l'obiettivo primario della nostra Congregazione e non v'è dubbio che alla parte materiale organizzativa vada precisata la parte spirituale che oltre al rispetto delle festività ufficiali ci vede riuniti la quarta domenica di ogni mese, nonché nei dodici sabati in preparazione alla festa dell'Immacolata Concezione (8 dicembre).
Pare opportuno dare alcuni cenni storici.
I padri francescani si inseriscono nella città di Palermo intorno al 1204. Non v'è dubbio che la Basilica di San Francesco d'Assisi, allora seconda per grandezza, alle chiese del tempo, oltre ad essere una perfetta costruzione abbastanza lineare è arricchita tra l'altro di opere dovute alla scuola di Giotto, del Gagini, del Serpotta, del Marabitti. Prima di passare ad illustrare la Cappella del Porto e Riporto, risultava ingeneroso non rivolgere questo pensiero e ai fratelli francescani e alla loro Basilica "Centro propulsore di fede Mariana".
Portandoci al Chiostro che correda la Basilica è presente la Cappella di S. Ludovico, già proprietà della famiglia Sclafani (nota famiglia aristocratica della nostra città) sorta intorno al 1300, oggi sede della Venerabile Congregazione del Porto e Riporto.
La struttura che oggi si presenta al visitatore, va precisato, ha subito nel tempo, e precisamente nel 1885, delle modificazioni, nonché una quasi integrale ricostruzione nel 1947, poiché durante il corso della 2^ guerra mondiale era stata intaccata dai bombardamenti aerei.
Localizzato il luogo dove i confrati esercitano la loro attività ecclesiale, sembra opportuno riferirci sia pure per breve tempo alla devozione dei fedeli a Maria SS. Immacolata nella città di Palermo.
Tale devozione in particolare ha avuto inizio, secondo i documenti in nostro possesso, intorno al 1624, epoca in cui essendo stata la città colpita dalla peste, i palermitani rivolsero voti alla Madonna per far cessare tale calamità.
Infatti è proprio nel 1624 che la città venne consacrata, con delibera del Senato Palermitano, alla Madre di Dio ed avvenne la proclamazione dell'Immacolata a Patrona di Palermo.
Tutte le spese inerenti ai solenni festeggiamenti in onore della SS. Immacolata vengono assunti dall'Amministrazione civica. Tra l'altro in quell'anno (siamo nel 1624), il Cardinale Doria, nel celebrare il rito di consacrazione della Città a Maria, unitamente al Capitolo Cardinalizio ed al Senato tutto, fece voti definendo dovere dei palermitani "Difendere l'Immacolato Concepimento sino all'ultimo respiro dell'anima".
Nel 1647 Giovanni Battista De Leonardi, appartenente ad una facoltosa famiglia dell'epoca, donò ai frati - conservandone il diritto di custodia per sé e per i suoi eredi in apposita cappella - l'attuale simulacro argenteo che viene consegnato alla Basilica l'anno successivo; simulacro che viene arricchito nel 1846 dallo Zodiaco, opera dell'argentiere D'Angelo.
Inquadrata la devozione Mariana del tempo passiamo ora ad esaminare la formazione della Venerabile Congregazione.
Tale formazione la evinceremo attraverso l'esame del "Capitolo" ancora custodito in originale negli archivi della Congrega.
Essendo allora la città divisa in corporazioni, secondo le arti e mestieri, gli artigiani intorno al 1718 ritennero necessario costituirsi in "Congregazione degli schiavi dell'Immacolata Maria del Porto e Riporto della Bara".
Ma proprio in quegli anni non sorge il sodalizio; esso ha un primo incremento proprio in occasione del terremoto del 1726, anno in cui i confrati, constatato in niente dell'essere umano, decidono di formare la Congrega decidendo unanimamente di portare la Bara a piedi scalzi e con l'abito di colore azzurro come il colore del cielo.
Nel successivo 1727 veniva formalizzata la costituzione della Congrega con relativo atto pubblico, redatto e conseguentemente registrato dal Notaio Falcone, esercente in Palermo. nell'atto costitutivo venivano aggregati 15 capitoli più una introduzione.
Appare opportuno esaminare il contenuto dei vari capitoli. In particolare con il primo capitolo si fa obbligo ai congregati di ascoltare la S. Messa, di comunicarsi il giorno della Processione e di partecipare con abitino, nella forma e colore stabiliti (celeste bordato bianco), a piedi scalzi.
Chi non era nelle condizioni di scalzarsi doveva dare giustificazione medica al Superiore, mentre chi trasgrediva senza giustificato motivo doveva, per punizione, fermarsi per ben sei mesi dietro la porta della Congrega.
Il Capitolo secondo contiene le procedure per l'elezione del Superiore che fissa la data, in linea di massima, che non dovrà, in ogni caso essere antecedente al 9 di gennaio.
Nelle procedura di tale elezione è precisato che esse devono svolgersi alla prima festività dopo il 9 gennaio, nell'ambito dell'effettuazione è anche messo in luce che "dopo aver celebrato la S. Messa ed aver intonato il "Veni Creator" e recitata l'orazione "Deus qui corda fidelium", si passa alle elezioni che dovranno effettuarsi sulla indicazione di sei candidati, rispettivamente segnalati: due dal superiore uscente, due dalla Consulta ed uno ciascuno dai congiunti uscenti.
I compiti a cui dovrà attenersi la nuova gestione sono contenuti nel terzo capitolo e tra l'altro, in particolare, è previsto che: Il superiore ed i congiunti di nuova elezione provvederanno a nominare il Tesoriere, il Cancelliere, quattro Segretari, due visitatori degli infermi, due Maestri dei Novizi, otto Consultori, due Maestri di Cerimonia, un distributore di "Coppi" e un Portinaio.
A tutti i neo-nominati, durante il giuramento a cui vengono sottoposti, si fa obbligo di esercitare bene il loro ufficio pena la cancellazione dalla Congregazione.
Nel quarto capitolo viene stabilito il numero massimo dei confrati che non deve superare le sessantadue unità, nel caso di posti resisi vacanti la preferenza viene accordata ai figli dei confrati viventi o defunti.
Il capitolo quinto stabilisce l'obbligo della presenza dei confrati alla Santa Messa che viene celebrata nella Cappella nella 4^ domenica di ogni mese. Coloro i quali non partecipano a tale rito dovranno corrispondere per ogni assenza una pena pecuniaria commisurata in once e di una stabilita a criterio del Superiore; dopo tre richiami dovuti ad assenza, si procede alla cancellazione del confrate.
Il capitolo sesto precisa che i confrati impiegati ad attività, come di nomina prevista dal capitolo terzo (Tesoriere, Cancelliere, etc.) sono esenti dal pagamento della quota associativa e sono, altresì, esenti da tale pagamento i confrati che hanno raggiunto il trentesimo anno di attività.
Gli onori in "estremo mortis" a favore dei confrati vengono previsti nel capitolo settimo. Inoltre, nei detti capitoli viene anche stabilito che è fatto carico ai confrati novizi del pagamento della tassa di ingresso, nonché della mesata.
Un particolare aspetto della fraternità congregativa viene esternato dai gestori in caso di malattia del confrate che oltre a ricevere la visita degli appositi "visitatori" previsti dal capitolo terzo, viene omaggiato da un "piatto di dolci". Gli onori, in caso di viatico del confrate sono rappresentati: dall'incenso, dallo Stendardo e dalle torce, mentre in caso di morte, i sei fratelli delegati a tale pratica dovranno "... dopo aver recitato il Miserere, lavare i piedi al confrate defunto, sistemargli l'abitino e dopo averlo posto nella bara, portarlo a spalle in chiesa per i funerali".
E' naturale che oggi tale pratica non viene effettuata nei modi e nei termini sopra descritti. Il confratello defunto viene trasportato, con gli appositi mezzi, in Basilica, prelevato dai confrati, dopo la celebrazione dei funerali accompagnato al luogo del seppellimento.
Dei benefici offerti dai Padri concentrati a favore dei Confratelli è fatta un'attenta elencazione nel capitolo 8°.
Tali benefici, tra l'altro, si estendono dalla assistenza spirituale, compresa la celebrazione delle cerimonie ecclesiastiche in occasione di tutte le festività, nonché alla celebrazione dei funerali.
Una serie di divieti vengono imposti ai confrati relativamente alle esplicazioni della morale e conseguentemente agli atti inerenti.
Ciò è largamente compendiato nel capitolo 9°.
Nel capitolo 10° vengono stabilite le regole relative inerenti la conservazione del tesoro della Congrega. Viene stabilito che in caso di eventuali aggiunte di capitoli, essi dovranno armonizzarsi con i precedenti e ciò al fine di non provocare contraddizioni e modifiche allo spirito fondamentale della Congrega. E' quanto previsto dal capitolo undicesimo.
La disciplina relativa all'assenza dei confratelli e le possibili ipotesi di giustificazione vengono precisate dal capitolo 12°.
L'ultimo capitolo, il dodicesimo, si occupa di un incremento della quota associativa.
Secondo la normativa del tempo che regolamentava la materia, tali costi di fondazione erano vidimati dal Delegato del Governo del tempo, e conseguentemente, resi esecutivi.
A distanza di mezzo secolo dalla fondazione i gestori, unitamente ai consultori, hanno ravvisato l'opportunità di elevare il numero dei confrati a 100. Detto deliberato assunto per la precisione nel 1797 è stato autorizzato regolarmente dal Governo e per esso, dal Giudice della Corte Pretoriana; con un codicillo con cui veniva vietata la questua e la processione pomeridiana.
Siamo alla fine del 1700 e nell'arco del secolo successivo, non disponiamo di documentazione probante che ci possa fare vedere l'andamento della nostra Benemerita Confraternita, salvo qualche testimonianza che siamo riusciti a recepire. Una è del 1814.
L'autorità di Pubblica Sicurezza del tempo, al fine di non fare effettuare abusi ad estranei, dispose l'uso dell'abitino durante la Processione soltanto ai confrati. Un'altra testimonianza è relativa alla non vidimazione di una delibera del 1830 della gestione che voleva assumere novizi oltre il numero di 100, previsti sin dal 1797, respinta dal Senatore Calvello, allora delegato dal Governo per il Contratto delle Congregazioni laicali.
Di una concreta e prospera attività della Congrega ne è la riprova l'applicazione ad essa in occasione dell'unità del Paese della Legge 7 luglio 1890 n. 6972 relativa alla regolamentazione della istituzioni pubbliche ed in particolare alle Congregazioni Laicali.
Il Porto e Riporto fu pertanto inserito nel complesso delle Congreghe su cui l'Autorità Prefettizia aveva diritto di effettuare tutte le azioni di vigilanza e di tutela ai sensi della predetta legge.
In particolare, tutti i verbali venivano trasmessi all'Autorità Prefettizia per l'approvazione e nelle sedute il Commissario prefettizio, delegato per l'Opera di Vigilanza e Tutela, aveva discrezionalmente diritto di partecipazione. Il controllo era così intenso che era fatto obbligo, tra l'altro ai sensi della legge, della presentazione del bilancio preventivo e consuntivo all'Autorità Prefettizia per l'esame in dettaglio di tutte le attività con investimento in denaro.
Intanto nel 1898 il commissario Prefettizio del tempo propose una modificazione alla procedura per l'elezione del superiore e dei Congiunti. In particolare venne sottoposto all'approvazione dell'Assemblea la riforma del capitolo della Tavola di Fondazione con cui gli eligendi erano preventivamente designati proponendo che era eleggibile qualunque confrate. Semprechè nelle votazioni raggiungesse la maggioranza assoluta.
L'assemblea dei confrati, dopo ampio dibattito, respinse la proposta di modificare il Capitolo della Tavola di fondazione e provvedette al rinnovo della gestione riguardo la metodologia elettorale disposta nel lontano 1726, anno di fondazione della Congrega.
Su richiesta dell'autorità prefettizia, nel 1900, venne applicato nella sua interezza il disposto dell'art. 32 della legge 1890 e, precisamente che "le delibere dovevano essere assunte con l'intervento della metà più uno dei componenti la Congregazione. I processi verbali della seduta - redatti dal Segretario - dovevano essere sottoscritti da tutti i presenti".
Venne tra l'altro stabilito, sempre su indicazione prefettizia, che gli amministratori che non intervenivano per tre mesi alla seduta, decadevano dalla carica.
Vengono applicati alla Congregazione i disposti del Concordato tra Stato e Chiesa dell'11 febbraio 1929, siamo nel 1932 - ed in ottemperanza all'art. 27 del Concordato, nonché all'art. 17 del regolamento successivo del 2 dicembre 1929, in deroga a quanto disposto dalla legge 17 luglio 1890 n. 6972. In applicazione a tali provvedimenti legislativi vengono scissi i due poteri di tutela e vigilanza a suo tempo dati dall'autorità prefettizia e viene affidata l'attività di tutela all'autorità ecclesiastica, mentre la vigilanza resta sempre esercitata dall'autorità prefettizia. Quindi, dal 1932 in poi, i verbali e la documentazione relativa vengono trasmesse prima alla Prefettura e poi alla Curia per la notifica.
Immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, siamo intorno al 1944, si rientra in città constatando i gravissimi danni bellici che hanno, purtroppo, distrutto buona parte della Basilica ed hanno intaccato in entità notevole la nostra Cappella.
Il primo ad intervenire è il confratello Paolo Calcaterra il quale recupera, tra l'altro, alcuni beni mobili d'inestimabile valore sottraendoli alla mano di incoscienti sciacalli.
Il confrate Calcaterra, cooperato dal confrate Mineo, provvedono a varie iniziative atte alla ricostruzione della Cappella. L'onere finanziario per la ricostruzione della Cappella, conforme alla vecchia concezione architettonica viene assunto dal confrate Mineo.
I lavori vengono eseguiti sotto la direzione della Sovrintendenza ai Monumenti.
Con la ripresa delle attività, dopo gli eventi bellici, non essendoci nella Congrega patrimonio immobiliare da salvaguardare, ed essendo i fondi presenti in bilancio solo frutto della quota versata dai confrati, l'autorità prefettizia - in base ad apposita circolare del Ministero dell'Interno - toglie la vigilanza.
Pertanto, nel 1950, i poteri di vigilanza e tutela previsti dall'apposita legge del 1890 e poi transitati in parte alla Curia Arcivescovile, tramite i Trattati Lateranensi, vengono definitivamente trasferiti all'Autorità Ecclesiastica.
In seguito a provvedimento cardinalizio, sotto il titolo di "Capitolino", vengono integrate al meglio tutte le operazioni inerenti il rinnovo delle cariche sociali; viene tra l'altro stabilito che le operazioni per il rinnovo delle cariche devono essere presieduti dal Presidente del Comitato Diocesano per le congregazioni laicali, nonché deve essere presente un rappresentante della Curia Arcivescovile.
Oltre a numerose altre disposizioni viene stabilito che l'elaborato attivo e passivo è assunto dai confratelli con anzianità sopra i tre anni. Tali interessanti provvedimenti vengono approvati dalla assemblea dei Confrati dell'8 giugno 1952 e fanno parte integrante del Capitolo di fondazione.
Al fine di incentivare sempre più la presenza dei confrati nella Congrega viene stabilito nella Consulta del 1960 che ai confratelli con cinquanta anni di vita congregativa verrà conferita una medaglia d'oro. Nel 1967 la delibera viene integrata con l'istituzione della medaglia d'argento da conferire ai confratelli con venticinque anni di vita congregativa.
Nel 1966 il confrate Paolo Calcaterra passa a miglior vita e in sua memoria viene posta una lapide commemorativa all'ingresso della congrega. Per perpetuare nel tempo la memoria di Paolo Calcaterra, il confrate Salvatore Di Cristofalo - defunto nel 1998 - istituisce la Coppa Calcaterra, assumendo in perpetuo l'onere per sé e i suoi eredi. Tale coppa viene conferita al confrate che presenta il maggior numero di Novizi nel corso dell'anno. Inoltre, se uno stesso confrate per un biennio raggiunge il maggior numero di presentazioni, gli verrà conferito il Trofeo Calcaterra - sempre a carico dei suddetti eredi.
Nell'ultimo trentennio la storia della congrega è formata da una sempre crescente incentivazione di opere che rendono la Cappella altamente incrementata da opere di alto pregio. Nel 1957 il tabernacolo viene sostituito con uno in argento 800 opera del compianto Salvatore Di Cristofalo con pregevole cesello nel frontale del prof. Giuseppe Piazza. Il 26 novembre 1972 viene approvato lo Statuto Diocesano che fa parte integrante del Capitolo di fondazione.
Nell'arco di tempo 1972/75 è superiore Filippo Di Maria, la Congrega viene arricchita da una serie di opere che ne evidenziano sempre più la sua bellezza artistica rendendola più funzionale.
In particolare viene modificato l'altare per il nuovo rito celebrativo, viene arricchita la Congrega di due opere del prof. Anselmi; precisamente: nell'abside una mirabile immagine di Maria SS. Immacolata realizzata in vetro colorato istoriato ed un Crocifisso in legno, stile bizantino, collocato nell'arco principale.
Nel 250° di fondazione della congrega e precisamente nel 1976, viene acquisita dalla congrega una mirabile immagine del S. Cuore di Gesù, opera del maestro Vinciguerra.
Il 25 novembre del 1979 in occasione della Festa di Cristo Re viene unanimamente approvata una nuova edizione, riveduta ed ampliata dello Statuto e del Regolamento conseguente, relativo alla funzionalità delle Congreghe laicali proposto dalla Curia e precisamente dal Centro Diocesano. Tale statuto regolarmente va a sostituire ed integrare le parti dell'apposito Capitolo di fondazione.
Siamo nel 1979 ed ancora la congrega si arricchisce di una ulteriore opera d'arte: è un S. Francesco dovuto al pennello di Vinciguerra.
Speriamo nella perpetuazione (che nel tempo possa sempre più verificarsi ed incentivarsi) di devozione a Maria Immacolata.
Tratto dal discorso di chiusura dei festeggiamenti in occasione dell'anno Mariano del 1986 che il confrate Antonino Donia (deceduto nel 1994) fece in tale occasione alla presenza del Sindaco Leoluca Orlando, dell'Arcivescovo Salvatore Pappalardo e di numerose altre personalità politiche, militari e religiose all'interno della Basilica di S. Francesco d'Assisi di Palermo
La storia della Confraternita
 La denominazione (Congregazione del Porto e Riporto di Maria SS. Immacolata) deriva dal fatto che gli iscritti (confrati) si impegnano a "portare - a spalla - il Simulacro della nostra Signora Immacolata per le vie cittadine in trionfo e riportarla nella Basilica di San Francesco d'Assisi"
I Confrati si occupano all'uopo di tutte le argomentazioni di carattere strutturale che determinano l'effettuazione di festeggiamenti ecclesiastici.
Ecco l'obiettivo primario della nostra Congregazione e non v'è dubbio che alla parte materiale organizzativa vada precisata la parte spirituale che oltre al rispetto delle festività ufficiali ci vede riuniti la quarta domenica di ogni mese, nonché nei dodici sabati in preparazione alla festa dell'Immacolata Concezione (8 dicembre).
Pare opportuno dare alcuni cenni storici.
I padri francescani si inseriscono nella città di Palermo intorno al 1204. Non v'è dubbio che la Basilica di San Francesco d'Assisi, allora seconda per grandezza, alle chiese del tempo, oltre ad essere una perfetta costruzione abbastanza lineare è arricchita tra l'altro di opere dovute alla scuola di Giotto, del Gagini, del Serpotta, del Marabitti. Prima di passare ad illustrare la Cappella del Porto e Riporto, risultava ingeneroso non rivolgere questo pensiero e ai fratelli francescani e alla loro Basilica "Centro propulsore di fede Mariana".
Portandoci al Chiostro che correda la Basilica è presente la Cappella di S. Ludovico, già proprietà della famiglia Sclafani (nota famiglia aristocratica della nostra città) sorta intorno al 1300, oggi sede della Venerabile Congregazione del Porto e Riporto.
La struttura che oggi si presenta al visitatore, va precisato, ha subito nel tempo, e precisamente nel 1885, delle modificazioni, nonché una quasi integrale ricostruzione nel 1947, poiché durante il corso della 2^ guerra mondiale era stata intaccata dai bombardamenti aerei.
Localizzato il luogo dove i confrati esercitano la loro attività ecclesiale, sembra opportuno riferirci sia pure per breve tempo alla devozione dei fedeli a Maria SS. Immacolata nella città di Palermo.
Tale devozione in particolare ha avuto inizio, secondo i documenti in nostro possesso, intorno al 1624, epoca in cui essendo stata la città colpita dalla peste, i palermitani rivolsero voti alla Madonna per far cessare tale calamità.
Infatti è proprio nel 1624 che la città venne consacrata, con delibera del Senato Palermitano, alla Madre di Dio ed avvenne la proclamazione dell'Immacolata a Patrona di Palermo.
Tutte le spese inerenti ai solenni festeggiamenti in onore della SS. Immacolata vengono assunti dall'Amministrazione civica.
Tra l'altro in quell'anno (siamo nel 1624), il Cardinale Doria, nel celebrare il rito di consacrazione della Città a Maria, unitamente al Capitolo Cardinalizio ed al Senato tutto, fece voti definendo dovere dei palermitani "Difendere l'Immacolato Concepimento sino all'ultimo respiro dell'anima".
Nel 1647 Giovanni Battista De Leonardi, appartenente ad una facoltosa famiglia dell'epoca, donò ai frati - conservandone il diritto di custodia per sé e per i suoi eredi in apposita cappella - l'attuale simulacro argenteo che viene consegnato alla Basilica l'anno successivo; simulacro che viene arricchito nel 1846 dallo Zodiaco, opera dell'argentiere D'Angelo.
Inquadrata la devozione Mariana del tempo passiamo ora ad esaminare la formazione della Venerabile Congregazione.
Tale formazione la evinceremo attraverso l'esame del "Capitolo" ancora custodito in originale negli archivi della Congrega.
Essendo allora la città divisa in corporazioni, secondo le arti e mestieri, gli artigiani intorno al 1718 ritennero necessario costituirsi in "Congregazione degli schiavi dell'Immacolata Maria del Porto e Riporto della Bara".
Ma proprio in quegli anni non sorge il sodalizio; esso ha un primo incremento proprio in occasione del terremoto del 1726, anno in cui i confrati, constatato in niente dell'essere umano, decidono di formare la Congrega decidendo unanimamente di portare la Bara a piedi scalzi e con l'abito di colore azzurro come il colore del cielo.
Nel successivo 1727 veniva formalizzata la costituzione della Congrega con relativo atto pubblico, redatto e conseguentemente registrato dal Notaio Falcone, esercente in Palermo. nell'atto costitutivo venivano aggregati 15 capitoli più una introduzione.
Appare opportuno esaminare il contenuto dei vari capitoli. In particolare con il primo capitolo si fa obbligo ai congregati di ascoltare la S. Messa, di comunicarsi il giorno della Processione e di partecipare con abitino, nella forma e colore stabiliti (celeste bordato bianco), a piedi scalzi.
Chi non era nelle condizioni di scalzarsi doveva dare giustificazione medica al Superiore, mentre chi trasgrediva senza giustificato motivo doveva, per punizione, fermarsi per ben sei mesi dietro la porta della Congrega.
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