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I Capitoli

 

Il dipinto dell'Immacolata, posto come antiporta nel manoscritto contenente i capitoli della confraterita, rappresenta indubbiamente una testimonianza tangibile di quella devozione che favorì, al'inizio del XVIII secolo, la nascita della stessa. La pitura, sicuramente coeva alla stesura dei capitoli, ripropone il tema della vergine Immacolata, raffigurata nell'ato di poggiare il piede destro sul globo terrestre e quello sinistro su una falce di luna. La vergine, avvolta da un manto azzuro che ricade dolcemente sulla veste increspata, appare circondata da quattro testine di cherubini alate. In alto, sullo sfondo di un cielo denso di nuvole, una colomba bianca, simbolo delllo Spirito Santo, irradia il paesaggio di mistica luce. In basso, sono raffigurati quattro confrati, inginocchiati sul terreno erboso, nell'atto di rivolgere alla Vergine una fervida preghiera. L'abitino turchese della confraternita e i colori accessi del vestiario si pongono come masse compatte di luce che conferiscono al dipinto un'intensa luminosità. La dosatura accurata dei colori, l'uso del chiaroscuro, la ricerca spaziale, denotano l'appartenenza del dipinto alla cultura figurativa del settecento, anche se, l'ignoto pittore, sembra riccolegarsi più ad un'arte popolare che colta. Il dipinto come detto, precede nel manoscritto la stesura dei capitoli della confraternita. La descrizione dei singoli articoli permette di comprendere meglio quel fervore filantropico che, nella Sicilia del settecento, aveva favorito la nascita di numerose congregazioni e associazioni con fini religiosi o assistenziali.

I Capitoli ratificati il 5 febbraio 1757 dal notaio Antonio Falcone, come si legge nel verso della seconda carta, furono approvati dal governo borbonico il 15 aprile 1797. Tale approvazione, rilasciata dal'autorità civile e non religiosa, rientrava  nelle disposizioni, emanate nel 1781 da Antonio da Cortada y Brù, presidente del regno di Sicilia e Capitano generale, tese a limitare l'ingerenza del clero nelle congregazioni laicali.

Nel primo capitolo vengono precisati gli obblighi essenziali che spettano ai confrati durante la processione della statua della Vergine Immacolata. Dopo aver ricevuto la Comunione, scalzi e con indosso l'abitino, i confrati hanno l'obbligo di portare e riportare, a spalla, il simulacro della Vergine per tutto il percorso stabilito.. L'obbligo di partecipare scalzi viene ulteriormente ribadito alla fine del capitolo, specificando che potranno astenersi dal farlo soltanto quei confrati in grado di documentare con "fede del medico" la loro indisposizione. Il secondo capitolo esamina le modalità che vengono espletate annualmente per eleggere il superiore. Soltanto sei confrati, scelti tra coloro che hanno già ricoperto la carica di congiunto, hanno diritto al voto. Gli incarichi invece, degli ufficiali minori, vengono elencati nel terzo capitolo. La prima nomina è quella del tesoriere, che ha il compito di gestire il denaro e custodire gli arredi sacri della confraternita. Segue la scelta del cancelliere, che si occupa di riscuotere le quote mensili dei confrati e verfificare le somme introitate e spese dal tesoriere. Quindi vengono eletti quattro sagrestani; due maestri dei novizi, incaricati di istruire i nuovi confrati, due maestri di cerimonia e un distributore di coppi. Quest'ultimo inacrico consisteva nel consegnare ai confrati, ogni otto giorni, i coppi per raccogliere l'elemosina. Le ultime nomine riguardano due visitatori d'infermi, con l'obbligo di assistere i confrati ammalati; otto consultori, con il compito di esaminare le consulte della confraternita ed, infine, un portinaio. Nel quarto capitolo viene stabilito il numero massimo degli iscritti, mentre nel quinto si affronta il tema dell'assistenza spirituale dei confrati da efetuarsi mediante la pratica di esercizi spirituali che vengono tenuti ogni quattro domeniche. Il sesto capitolo contiene l'elnco di quei confrati, che per la posizione di rilievo assunta in seno alla confraternita, vengono esentati dal pagamento della quota annuale. La stessa franchigia viene goduta da coloro che hanno superato il trentesimo anno di "fratellanza". Nel settimo capitolo viene fissata la quota che i confrati devono versare per il regolare funzionamento della confraternita, ricevendo in cambio di detto onere un adeguata assistenza in caso di malattia o di morte. L'ottavo capitolo è dedicato ai vantaggi che ricevono dal convento di S. Francesco, consistenti in un "vaso rustico" posto nel chiostro del convento per guadagnare le indulgenze dispensate alla confraternita dal Papa e la disponibilità di un prete per assistere i confrati e per celebrare la Messa durante le sedute della confraternita. Il nono capitolo, intitolato "Prohibizione di giuochi, mascare e delitti", invita i confrati dall'astenersi dal gioco di carte e dadi e dal partecipare a balli in maschera, pena l'esclusione dalla confraternita. Uguale sorte viene riservata ai confrati accusati di omicidio. Il decimo capitolo riguarda la consegna al tesoriere della cassa, contenente il denaro e gli arredi sacri. Le chiavi della cassa, fornita di tre toppe diferenti, vengono custodite dal superiore, dal congiunto di destra edal tesoriere. Il capitolo undicesimo prevede la possibilità di aggiungere nuovi capitoli, purchè on cntrari alle regole già emanate. Nel dodicesimo capitolo vengono stabiliti i provvedimenti punitivi da adottare in caso di inadempienza dei confrati agli obblighi previsti dallo statuto. Infine, gli ultimi due capitoli riguardano la proibizione di ammetere confrati provenienti da congregazioni dotate di proprio abitino e di prestare gli arredi sacri ad eccezione della congregazione dell'Immacolata. I suddetti capitoli sono contenuti in un volume interamente manoscritto, che, contirnr, inoltre, annotazioni posteriori di vario genere riguardanti la confraternita. La rilegatura è in pelle con impressioni a secco e in oro sui piatti e sul dorso.

 

(R. Di Natale tratto da "Le Confraternite dell'Arcidiocesi di Palermo, storia e arte" a cura di Maria Concetta Di Natale)

 

 

 

 
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